SU PRIME VIDEO LA MINISERIE DI MIKE FLANAGAN TRA BULLISMO E TENSIONE PSICOLOGICA
A cinquant’anni dal film di Brian De Palma ispirato al romanzo di Stephen King, Carrie torna ancora una volta sullo schermo con otto episodi su Prime Video firmati da Mike Flanagan, già autore di The Haunting of Hill House e Midnight Mass, che in otto episodi traspone la storia ai giorni nostri.
Carrie White è cresciuta isolata dal mondo da una madre fanatica religiosa e ossessionata dal peccato. Quando il padre muore e Carrie è obbligata dai servizi sociali a frequentare una scuola pubblica è totalmente impreparata alla crudeltà dei suoi coetanei. Le prese in giro si fanno sempre più pesanti, fino a un’umiliazione che qualcuno riprende con il cellulare e mette online. Intanto comincia a capire che dentro di lei sta succedendo qualcosa di ancora più difficile da gestire. Gli oggetti si muovono, la rabbia cresce e i suoi poteri telecinetici diventano sempre meno controllabili.
Il bullismo, già al centro del romanzo, trova nei social uno strumento capace di amplificare la brutalità degli adolescenti e rendere più difficile per Carrie sottrarsi alle persecuzioni.
La serie convince soprattutto per la regia e per le interpretazioni. Summer H. Howell restituisce con naturalezza l'ingenuità, la fragilità e la rabbia di Carrie, mentre Samantha Sloyan è particolarmente efficace nel ruolo della madre Margaret, una donna capace di trasformare ogni gesto d'affetto in una forma di controllo.
Flanagan sa costruire tensione attraverso le immagini, i silenzi e i rapporti tra i personaggi. Pur appartenendo al genere horror, Carrie si avvicina spesso al dramma psicologico e adolescenziale, con una tensione che cresce insieme alla rabbia della protagonista, fino a trasformare la sua sofferenza in qualcosa di sempre più pericoloso.
Per gli appassionati di Stephen King ci sono anche riferimenti alle altre opere dello scrittore e omaggi cinematografici: nell'ultimo episodio compare un richiamo al film di De Palma, mentre alcuni dettagli sembrano suggerire collegamenti con l'universo della Torre Nera, che Flanagan sta preparando per la televisione.
La nuova versione si prende diverse libertà rispetto al romanzo, soprattutto nel finale, e alcune scelte potrebbero dividere gli spettatori più legati all'originale, ma resta una serie ben realizzata, sostenuta da ottime interpretazioni e da una regia che sa dare spazio ai personaggi. Dopo cinquant'anni, la storia di Carrie White continua a funzionare perché la crudeltà dei suoi compagni, purtroppo, è ancora fin troppo riconoscibile.
