FERRARA CELEBRA IL REGISTA CON LA CITTADINANZA ONORARIA E UNA LAUREA HONORIS CAUSA

A distanza di decenni, molti dei film di Oliver Stone conservano qualcosa di sorprendentemente contemporaneo, come se si rifiutassero di appartenere al passato. Regista, sceneggiatore e produttore tra i più importanti del cinema americano, Stone ha costruito gran parte della sua opera, mettendo sotto accusa alcuni dei meccanismi della società americana. E poi ha assistito a un curioso paradosso: molte delle cose che criticava nei suoi film non sono scomparse. Al contrario, alcune sono diventate ancora più presenti e altre sono state interpretate dal pubblico in modo molto diverso da come Stone le aveva immaginate.

È successo con “Wall Street”. Quando lo gira nel 1987, Stone conosce bene quell’ambiente: suo padre Louis era un broker. Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas, incarna un sistema nel quale l’avidità diventa una qualità da esibire. Ma il personaggio pensato per mettere sotto accusa quel mondo finì per affascinare il pubblico. Douglas ha raccontato di aver incontrato persone che avevano scelto di lavorare nella finanza proprio dopo aver visto il film. Stone aveva creato un avvertimento e alcuni ci aveva visto un modello.

Con la guerra il rapporto era ancora più personale. Giovanissimo, Stone partì volontario per il Vietnam. Quasi vent’anni dopo tornò a quell’esperienza con “Platoon”. Chris Taylor parte convinto che andare a combattere sia la cosa giusta e si ritrova tra Barnes ed Elias, due sergenti che dalla stessa guerra hanno imparato lezioni opposte. Barnes considera ammissibile qualsiasi cosa serva al proprio scopo; Elias continua a riconoscere un limite oltre il quale la guerra non può diventare una giustificazione. In mezzo c’è Chris, costretto a scoprire cosa resta delle convinzioni con cui era partito quando la guerra smette di essere un’idea.

Poi, nel 1994, arriva “Natural Born Killers”. Mickey e Mallory sono due assassini trasformati dalla televisione in celebrità: hanno fan, vengono intervistati e i loro omicidi diventano spettacolo. Stone attacca quel sistema utilizzandone lo stesso linguaggio, mescolando cinema, televisione, animazione e pubblicità in un bombardamento continuo di immagini. È un altro cortocircuito: “Wall Street” critica Gordon Gekko e produce aspiranti Gordon Gekko; “Natural Born Killers” denuncia il fascino mediatico della violenza costruendo uno dei titoli più violenti e visivamente seducenti degli anni Novanta.

Trent’anni dopo esistono fandom dedicati ai serial killer, processi seguiti come prodotti seriali e un’industria del true crime che trasforma delitti reali in contenuti. Ciò che “Natural Born Killers” metteva in scena nel 1994 è diventato una componente stabile dell’intrattenimento contemporaneo.

Anche “JFK”, con le sue controverse ricostruzioni dell’assassinio Kennedy, porta al centro del cinema il rapporto tra verità ufficiale, potere e informazione. Stone costruisce il film proprio nello spazio lasciato da ciò che non appare risolto, trasformando il dubbio in materia narrativa e politica.

La cittadinanza onoraria conferita dal Comune di Ferrara e la laurea honoris causa dell’Università di Ferrara celebrano quindi molto più di una carriera straordinaria. Oliver Stone è uno dei registi che hanno segnato il cinema americano degli ultimi cinquant’anni, portandone sul grande schermo alcune delle contraddizioni più profonde. Le ha messe in discussione, provocate, costrette a emergere, con opere che ancora oggi riescono a generare discussioni, interpretazioni e perfino fraintendimenti. Ferrara accoglie così un autore che ha contribuito a cambiare il cinema americano e che continua ad essere, ancora oggi, una delle sue voci più riconoscibili.